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Muzzicuna d'amuri


 


 

Ramoscello d’ulivo  

Il giorno delle palme,
ho portato a casa
con fede, amore e affetto
un ramoscello di ulivo benedetto. 

Ha portato un raggio di luce
nella giornata grigia e senza sole,
ha portato la speranza, l’amore,
la voglia di vivere, la gioia nel cuore.  

 

    

Le piccole foglie brillano
di una luce speciale,
come se volessero parlare,
dire: < Dio ti vuole aiutare>. 

L’ho portato al petto,
ho sentito il mio cuore
sussultare di felicità,
di piena serenità. 

Adesso è in un porta fiori
di vetro trasparente
a rallegrare la stanza
di letizia in abbondanza. 

Il giorni a seguire delle palme
sono di meditazione, di silenzio,
di preghiera, di ascolto,
aspettando Gesù Risorto. 

In questa settimana santa
preghiamo per la salvezza del mondo
e alla Pasqua del nostro Signore.
con fiducia, fede, e tanto amore,  

2023 Giuseppe Cardella


Nsalata d’aranci 

Pi sira quaanu ‘un nnà
nenti di manciari
e ti trovi quattru aranci nintra,
già lu problema è risortu. 

Taglia na para d’aranci,
ci metti passuluna, cipudda,
sardi, ogliu, sali e spezii,
ed eccu ca la cena è pronta. 

E chi cena! A sulu scrìvilu
si senti nun sulu lu sapuri
ma macàri lu sciàvuru
ca nfetta tutta la casa.  

 

Li to nnuccenti figli, anchi
ca ‘un nn’avìanu pitittu,
cu lu sulu sciàvuru
s’arricambaru a manciari. 

Pi fina la vicina di casa
ntisi lu sciàvuru
e senza ne chitibbi e ne chitabbi,
vinni a tuppuliari a la porta. 

Nni chiesi si nnà ristà quarchi
aranciu
pi fallo a so figlia cinta,
chiossà pi nun falla sentiri mali
di lu putenti sciàvuru chi sintiva.
 

 

Aranci ‘un nn’ avìa cchiù,
ma pigliavu un piattu,
cci misi parti di la nostra

nsalata e cci la
detti  

Dicci a to figlia
ca lu Signuri nni nsignà
cu mancia aranci
nun mori mà.

2022 Giuseppe Cardella


I chiodi 

I chiodi che i soldati
hanno trafitto
mani e piedi
di Gesù Cristo. 

Il Redentore, crocifisso
è stato deriso umiliato
e spregiato  per salvare
il mondo dal peccato.

Le sofferenze, il dolore e le pene
che ha subito Gesù, li ha accettate
 per far sì di farci riflettere
e avere fede nell’Onnipotente. 

Nella Resurrezione
il mondo sarà libero
e gli abitanti vivranno
nella pace eterna. 

 

San Tommaso nella apparizione
del suo Maestro volle toccare
con proprie mani le ferite
dei chiodi e del costato. 

Anche noi, o chi per noi,
come San Tommaso toccheremo
la gioia, la pace e la fratellanza
fra tutti noi e del mondo intero.

2022 Giuseppe Cardella


 

Ave Maria di Schiubert 

Svegliarsi di primo mattino
e ascoltare l’Ave Maria di Schiubert
emessa dalla chiesa vicino casa mia,
è un invito a richiudere gli occhi
e sulle note della dolce melodia,
sognare, fantasticare. 

È come volare su nel cielo, posarsi
fra una nuvola e l’altra, poi a sera
sedersi sulla luna e ammirare la nostra
splendida bella terra. 

È come immergersi in un mare blu
e nuotare fianco a fianco
ad un delfino. Scoprire la vita
delle gorgonie, dei coralli, dei pesci. 

 

È come stare in un campo di grano
e farsi cullare fra le spighe dorate dal
venticello di Maestrale,che giunge
fresco e delicato. 

È come stare in un ramo di ulivo
assieme a tanti uccellini a cinguettare
assieme a loro. 

È come stare racchiuso in un libro
di poesie e leggerle mille volte, capire
l’amore di ogni parola,
capire il significato di ogni frase
e condividerle con altri. 

 

 

È come entrare nel proprio IO
e ringraziare l’Onnipotente per averti
donato l’intelletto
e il pensiero di scrivere delle ode.

È come stare dietro a Giuseppe, Maria
e Gesù e seguire le loro orme. 

2021 Giuseppe Cardella

 

La corona di spine 

Oh! Gesù Cristo!
Con dolore hai portato
la corona di spine in testa
per salvare noi peccatori. 

Ancora oggi noi lo siamo.
L’uomo avido di potere
fa guerre contro
il proprio fratello. 

 

 

 

Ancora oggi, schiavi,
combattiamo per la libertà,
che con dolore e sofferenze
hai cercato di darci. 

La tua morte un giorno,
con la Tua resurrezione
sarà venerata di una corona
di alloro piena di luce eterna.

 

Quel giorno sarà la libertà
per tutti noi e senza peccati
innalzeremo rami d’ulivo
al tuo passar. 

Tutti noi, dietro le tue orme,
a mani giunte, seguiremo
il cammino della pace
e della vita eterna.

AMEN!

2022 Giuseppe Cardella

 

Ho chiuso la porta

 Ho chiuso la porta. Non l’ho chiusa con un lucchetto e nemmeno con due, ne con tre, ne con quattro. L’ho chiusa con mille lucchetti e ho buttato via tutte le chiavi. Adesso sono tranquillo, ma infelice. Infelice perché tu prima c’eri dentro. Sei uscita a piedi scalzi, delicatamente, per non farmi male. Adesso che non ci sei più, il mio cuore è vuoto e lo rimarrà perché ho buttato via le chiavi. Il mio cuore ormai è chiuso non entrerà più nessuno. Ho chiuso la porta del cuore. Non c’è più nessun spazio per adulazioni. Tu sola arricchivi di nettare le vene che colme vibravano e scuotevano al suo passar.

Mi inebriavo e gioivo della tua simbolica, fantastica presenza, sentivo l’essenza del tuo profumo, sentivo sussurri incomprensibili nell’orecchio, non capivo, ma ti sentivo, tutto questo riempiva la mia vita piena di serenità, piena di felicità. 

Adesso, invece, questa stessa vita piena di sogni. li ho buttati via assieme alle chiavi, ormai non resta più niente, nemmeno un ricordo. Non un bacio, non una carezza, non un gesto di amore ci siam scambiati, ci ha uniti, soltanto, una tenera amicizia. Ho confessato tutto al tuo cospetto, sperando di rubarti magari un solo abbraccio, ma neanche quello. Sei stata così brava a farmi capire che AMICIZIA e AMORE sono due cose distinti e separate. Non ci sono nemmeno rimasto male, ma il cuore non ha voluto restare aperto. Ecco perché adesso è chiuso.

Nessuno entrerà più nel mio cuore, anche se bussassero mille volte. Tu hai dato vita a tanti anni di sogni, di speranza, ed io gioivo di nascosto, anche se capivo, sapevo di illudermi.

Per tanti anni mi sono nutrito solamente del tuo profumo, sperando un dì assaporarne il gusto.

Ma invano, tutto inutile, non uno spiraglio si è aperto per far sì che entrasse un piccolo raggio di sole. Ho scritto tanto, ho implorato tanto, ho cantato lode a te con sincera saggezza, con sincera simpatia e perché no, con sincero amore. Nulla ha valso. Adesso sono vicino ad un’altra porta, dove non c’è nessun lucchetto, dove si entra solamente. Sarò felice oltrepassare quel uscio ed entrare in quella porta dove non esiste uscita. Qualche ricordo, nascosto nella mia mente, l’ho porterò con me, sperando che passi. Alcune lacrime scendono e bagnano il mio viso ormai stanco, scivolano, arrivano fino alle labbra, asciugandole con la mano, mi si apre un sorriso.

2022 Giuseppe Cardella


Lu piccatu 

Quanta genti si cridi ‘nnuccenti
fannu la carità a li puvureddi
pò, fannu mali a tanta genti
e ammazzanu omini comu aceddi. 

Genti ricca, ‘struita, ‘ntilliggenti
pensa sulu pi idda, pi beni stari
lassanu mòriri la povira genti
po, vannu ‘nchiesa a prigari. 

Comu si và davanti a Diu
a pigliari lu Sacramentu ?
Semu tutti piccatura, lu primu iu
‘nginocchiu di li piccati mi pentu. 

« Cu di vatri nun ‘nn’avi piccatu,
tira la prima petra contru d’idda ».
Nuddu tirà la prima
petra contru d’idda. 

Lu Signuri nun la giudicà
ci dissi “nun piccari”
e la mannà,
pi la giusta via caminari. 

A lu Signuri lu prigamu
a tempu di bisognu,
‘nveci uncemu li manu
e ‘mpluramulu ogni iornu. 

 

ddu ‘nn’ascuta, nnì vidi
e nnì senti
avemucci fidi,
prigamu, genti.

Pirdunanni, Signuri, di ‘stu piccatu.
Oi, dumani e ‘ni li seculi, sii ludatu.
 

2010 Giuseppe Cardella

 

Ieri, oggi, domani 

Queste sono le tue orme,
sono dietro di te.
Questo è il tuo passato,
brutto bello che sia stato.
Ormai è passato
e non ritorna più. 

Sei hai fatto giusto o sbagliato è già ieri
non hai possibilità di cambiare.
Fai giusto oggi, ti servirà per domani. 

Ecco, oggi sei nel presente,
vivilo come meglio puoi,
perché domani è già passato.

Davanti a te c’è il futuro,
abbi fiducia in lui,
percorrilo nel giusto modo.
Sii fiducioso, sii onesto,
sii altruista, vedrai il futuro
ti ricompenserà. 

 

Cammina dritto davanti a te
vedrai troverai la gioia di vivere,
troverai l’amore, troverai la vita.

 2021 Giuseppe Cardella

 

Riccio di mare 

M’immergo nelle acque marine,
cerco tra le alghe, fra le rocce te
frutto di mare. Cerco te riccio
dagli aculei appuntiti e pungenti. 

A mani nude non riesco toccarti
nemmeno prenderti. Ti guardo!
Ti lascio lì ove le onde ti spingono
tra sabbia, alghe e rocce.

Ti lascio lì, ove verdi alghe
dolcemente ti accarezzano,
ove è il tuo habitat,
ove tu vivi. 

Vorrei portarti con me,
farti conoscere altra vita,
altre emozioni, donarti
il sentimento più dolce.

Darti il mio amore! 

Ecco, tu sei così!
Sei come un riccio
pungente di mare!
Un riccio chiuso. 

Il riccio aperto, all’interno
è molto gustoso. Così come te
se ti si apre il cuore, all’interno
è amorevole, tenero, dolce.

Il tempo passa, il respiro
mi manca,  devo risalire!
Con forza, anche a farmi male,
stringo il riccio a mani nude.  

Risalgo e lo porto con me.

 2021 Giuseppe Cardella


 A bocca chiusa 

Voglio dirti
ti voglio bene
a bocca chiusa. 

Voglio condividere
il mio pensiero con il tuo
per farti felice.
 

Voglio guardare
nei tuoi occhi
per vedere la tua bontà. 

Voglio raggiungere
il tuo cuore
per amarti.
 

Voglio prenderti
pe
r mano per ammirare
il rossore di un tramonto.
 

Voglio  entrare
nella
  tua  anima
per donarti il mio amore.

Voglio sognarti
ogni notte
per illudermi che ci sei.

Voglio abbracciarti,
stringerti forte forte
per darti tanti baci.
 

A bocca chiusa. 

2021 Giuseppe CardelIa

 

Urbi et Orbi 

Or come tempo fa, di Te
abbiam bisogno. Distruggi
Satana il maledetto.
"Urbi et Orbi".
Tu che tutto puoi,
salva la città e il mondo intero,
dacci la forza per superar
questo vile male.  

Con Te, paur non abbiam,
ma fede in Te e per quel che fai.
Ascolta le nostre preghiere
e a quella che Tu hai dato
alla guida della Chiesa.
l Papa ha pregato Te
affinché bruciar con Tue mani
questa pandemia.  

Arretro nel tempo da una
tempesta tuo Figlio salvasti
da una barca in naufragio.
Adesso, i tuoi figli salva da
questo malefico coronavirus.
Tanti nel mondo hanno perso
la vita. Fai di tutti noi che sii Tu
a salvare la nostra anima.  

A scriver è un tuo figlio,
ma a pregare è il mondo intero.
Noi inginocchiati
ai Tuoi piedi siam tutti.
Tu solo resti in piedi.
Dall'alto del ciel, con braccio
teso sconfiggi Satana
e salva il mondo intero.  

 

Oggi è sempre sii lodato,
nei secoli dei secoli AMEN.  

2020 Giuseppe Cardella

 

 

Prighiera 

Addinucchiàtu ‘nterra
a li pedi di ‘sta cruci,
pregu a tia Cristu
pi dàrimi un segnu di paci. 

Ti pregu cu amùri,
dammi fidi comu a l’atri,
pi crìdiri a tia, Signuri,
e l’Onniputènti Patri. 

‘Nchiuvàtu,
cu la curùna di spini ‘n’testa
n’sanguliàtu, fragellàtu,
ti fìciru la festa.               

 Oh! Cristu, nuddu
di tia appi pietà;
t’ammazzàru
nun canuscènnu la virità. 

La Matrùzza
a lì tò pedi chiancìva,
cu li làcrimi
li chiàghi ti vagnàva. 

Dispiràta a mani giunti
gridàva: nun murìri!
Sarva ‘stu munnu,
nun t’inni iri! 

La luci di lu suli ‘ntra jornu,
tuttu ‘nsemmùla s’astutà,
lu celu si vistì di nìuru,
tuttu lu munnu trimà. 

Lu poviru Crucifissu
sfinùtu, senza sciatu,
isà l’occhi ’ncelu
e lu Patri ha ‘mpluràtu.

Lampi, trona,
acqua e ventu;
l’occhi chiudìsti;
pi tutti fù un turmèntu. 

Mortu ti scinnèru di la Cruci
c’un linzòlu e dù scali a lu latu
‘mbràzza ti piglià la povera Matri
stringènnùti a lu cori scunsulàtu. 

Sistimàtu ‘nta lu sipòlcru
l’Adduluràta Matri la facci ti vasà,
acennùsi la cruci dissi:
sia fatta la tua volontà.

Dopo tri jorna a Gerusalèmmi
ci fù un gran scumpìgliu
gridavànu tutti:
abbrivìscì lu figliu! 

“Gesù mortu ammazzàtu
è risuscitàtu”
Ora sedi a la destra
di lu Patri tantu amàtu. 

Ti ringràziu Cristu ca mi pinzàsti
la fidi ca nun avìa tu mi dasti                                   

                             2007 Giuseppe Cardella


 

TVB 

Anche se non si ama,
il dono più bello è
volerci bene. 

L’amore può scontrarsi
con l’odio, ma TVB,
non potrà mai scontrarsi. 

 

TVB viaggia su un treno
senza soste, ne fermate,
va libero nell’infinito. 

Saliamoci sopra,
raggiungeremo
la gioia, la felicità.  

 

Gridiamo tutti TVB,
ci aiuterà ad aprirci il cuore,
a volerci bene ancor di più.  

TVB.

 

2020 Giuseppe Cardella

 

Alcuni tratti  

Tante e tante volte
cerco di disegnare
il tuo bel viso, in parte ci riesco,
ma quando apro gli occhi
non c'è nemmeno una traccia
del disegno e nemmeno il foglio.  

Allora richiudo gli occhi
 ricomincio.
Mi soffermo sulle labbra, sul sorriso,
ci riesco proprio bene,
riapro gli occhi
e tutto scompare.  

Una notte,
in dormiveglia sul letto,
mi sei apparsa proprio
per come ti avevo disegnata.
Da alcuni tratti di disegno
che avevo fatto, ho capito che
avendoti di fronte sarei riuscito
a completare l'opera.  

Subito mi alzai,
preso carta e matita,
pronto ad iniziare il lavoro.
Ma tu non c'eri più. Peccato!
Proprio peccato!
Sarebbe stato il giusto momento.  

Ma io so già il segreto per come
disegnarti, basta chiudere gli occhi
ed eccoti presente. Così ho fatto,
ho chiuso gli occhi e …
povero me …
era già giorno.  

2020 Giuseppe Cardella


Muzzicuna d'amuri 

Fruttu d'ingannu, di tradimentu,
viìculu di cuntrasti, di odii, di tragèdii.
Foru ittati fora di lu jardinu dill'Eden.
Ddu fruttu, era l'unicu ca nun s'avivànu
a manciari, nun avivànu a tradiri
chiddu chi cci fu raccumannatu. 

Ora nun nnè cchiù viìculu
di guerra ma di paci e amuri.
Pumu nun muzzicatu, ma vasatu
di du labbra villutati russi,
labbra frischi, amurusi,
chi ristàru 'ncisi 'nta la scorcia. 

Segnu d'amicizia, d'amuri, viìculu, ora,
di allianza, simbulu di vita. Prima di tuttu,
vasu li to labbriceddi di russu pittati, po 
muzzicu lu pumu unni tu lassasti l'impronta
di li to labbra, nni gustu lu sapuri, accussì
tu, duci duci trasi dintra di mia pi èssiri amata. 

Sulu nni 'stu modu po èssiri me.
Nni pigliu sulu un maccicuni, ma è chinu
di lu to sapìri, di lu to amuri, fazzu me lu to
surrisu, lu to prufùmu, po nni lu manciamu
'nsemmula, accussì l'unu trasi nill'atru,
nni  la frischizza, nni l'essenza di l'amuri. 

 

Muzzicuni dopu muzzicuni rimasi sulu
la simenza, dopu la siminamu cu cura
nni lu fertili tirrenu di li nostri cori,
e la cuncimamu cu affettu e cu amuri,
accussì jornu dopu jornu lu nostru amuri
crisci si rafforza, si fa cchiù granni.  

E ancòra cchiù granni, cchiù granni.

 2018 Giuseppe Cardella

 

Emozione tramontina 

Come non emozionarsi di cotanta
bellezza della natura!
il sole caldo e lucente che scivola
dal  cielo verso il mare e riempie
il  cuore di energia, di tenerezza,
i passione, di puro e semplice amore. 

Tenerti per mano, dirti ti voglio bene,
abbracciarti, dirti fai parte di me, non
mi crederesti, ma  questa emozione
tramontina, mi ha suscitato e mi ha
scosso il cuore tanto da scrivere
questi semplici versi.  

Dopo la mezzanotte ammirare
questa immagine è molto romantica.
Avrei voluto rubare e condividere con
te l'attimo dello scatto, avrei messo il
mio braccio sulla tua spalla, sul tuo
fianco, meglio ancora tenerti per mano. 

Assaporare, gustare, accogliere
il calore che solo lui può donarci,
renderci partecipi di quei pochi attimi,
muti e in silenzio, stringendoci
le mani e unendo le nostre labbra,
scambiarci un semplice e tenero bacio.   

 

La natura ci offre il meglio,
approfittiamo di questi momenti fatati,
diciamo un po' di verità,
perché volersi bene,
non è un male,
volersi bene è amore.

 2019 Giuseppe Cardella

 

Tra li nuvuli a tia vidu

Cci dissi a li nuvuli di furmàri
la to facciuzza bedda.
Vogliu vìdiri si m'ascùtanu.
gni jornu isu l'occhi n'celu
pi vìdiri li nuvuli si m'ascutaru,
mancu sacciu si tra iddi si parlaru. 

Certi voti parica si fòrmanu,
po s'allàrganu e tuttu scumpari.
Haiu l'occhi sicchi e stanchi,
capisciu ca chiedu troppu,
ma siccomu lu chiedu cu amuri,
iu dicu ca m'accuntenta lu Signuri! 

Chi fussi bellu vìdiri la to facciuzza
n'celu, anchi si durassi un minutu,
tempu di scattari na fotografia.
Accussì la facissi vìdiri prima
a tia e po a tutti la genti
si nun mi crìdinu, nun mi 'mporta nenti. 

Tra li nuvuli a tia vidu, veru dicu
ma nuddu mi cridi, mancu tu.
Appena cci fazzu la fotografia,
po videmu si è veru o nun nne veru!
Quannu l'amuri cc'è tuttu s'avvera
pi fina lu suli arrussìsci di sera. 

Certu cci voli pazienza, sti piaciri
sunnu pirsunali, nun nne di tutti
ca si lu ponnu pirmèttiri.
Iu ca sugnu un pueta fantasiusu,
mi pozzu pirmetiri chissu e atru,
pirchì si dici ca l'amuri è latru.

Pi amuri, pi fina a tia arrubbassi,
accussì sulu, lu me cori s'accuntintassi. 

2020 Giuseppe Cardella


Seduto in spiaggia davanti a questo
mio mare cristallino siciliano, ammiro
e sento il rotolare delle piccole levigate
 pietre trascinate da leggere ripetute onde.
Sento il respiro del vento, l'odore del mare,
il calore del sole primaverile. 

Sotto questo mio cielo turchino,
in questa dolce armonia,
scrivo ciò che il cuor mio detta. 

A Te mio Signore dedico questa mia
poesia. Sono semplici parole, semplici
pensieri ricchi d'amore, ricchi di fede.
Appena finirò di scriverla, strapperò
questo foglio, ne farò tanti piccoli pezzi,
diventeranno ali colorate di farfalle. 

Li poserò su queste pietre, li prenderò,
e a mani giunte li farò volare via  nell'aria,
nel cielo, verso la speranza.
L'amico vento li porterà a Te, Ti diranno
di salvare questo mondo, questo mondo
corrotto, falso.   

L'amore che Tu ci hai donato è  
sfumato via, l'egoismo fa capolinea
su tutto. Ormai siamo tutti allo sbaraglio.
Solo Tu puoi salvarci da questo infame
e vile odio, dacci di nuovo l'amore
con cui ci hai creato. 

 

Di questi pezzettini di carta basterà che
Ti giunga una sola parola, un solo pensiero,
quello di questo sincero poeta.
Un pensiero semplice, quello della libertà,
della fratellanza, della fede, della pace,
dell'amore.  

Prego a Te Signore, Tu che tutto puoi,
accogli questo mio umile pensiero. 

2019 Giuseppe Cardella

 

Origami Poesie tridimensionali

 

Na frittata di poesii Natura, Arte e Poesia

 

 

 

 

A volte il cuore è grigio così com'è
tutto intorno. Vorresti evadere,
ma non trovi l'uscio, tutto è buio,
tutto è tetro, tutto è vuoto.

A volte il tuo pensiero va oltre,
ma il tuo cuore non risponde,
ti manca il sorriso, la voglia,
la forza, ti manca l'aria.

A volte, però, uno spiraglio di luce
entra a far rinascere in te
la voglia di vivere, di amare,
di trovare la giusta via.

A volte ti sembra di stare in un giardino
tra rose e tulipani, in un campo
di grano e giuliva al tuo passar
accarezzi le ondeggiante spighe dorate.

A volte e proprio in quel momento
che dovresti donare il tuo sorriso,
le tue carezze, i tuoi baci, il tuo amore,
la tua energia, il tuo calore.

 A volte bisogna trovare a chi offrire
l'anima, ma non dargliela del tutto.
In cambio riceverai baci, carezze,
 passione, affetto, amore.

A volte basta una parola, un sorriso,
una stretta di mano, una carezza
di un amico ed ecco il brillar
dei tuoi occhi, il palpitar del tuo cuore.

 A volte basta solo sentirsi dire
TI VOGLIO BENE.

                    2017 Giuseppe Cardella

 


 

 

Fuoco
che brucia pagine di parole,
pensieri, sentimenti,
tormenti, odii, ricordi. 

Fuoco
che brucia pagine di tempo,
notti, gioie, dolori,
carezze, baci.

Fuoco
che brucia pagine di passione,
desiderio, freddezza,
tristezze, sorrisi. 

Fuoco
che brucia pagine di pianti,
poesie, canzoni, amicizie,
affetti, invidie.

Fuoco
di pagine ormai spente
diventate tutte  cenere
che il vento porta via.

Fuoco
che non brucerà
mai
l'AMORE.

Fuoco
che non brucia la fede in Dio,
la speranza,
la vita.  

    2015 Giuseppe Cardella        


 

 

Due pietre, spinte da una
e da un’altra onda, cercate
e trovate nella stessa ora
da cuori diversi, entrano
nel giardino dell’amore
e nell’anima di due amanti.

Due pietre, regalate dal mare,
una ha preso il posto dell’altra,
pronte ad essere accarezzate,
baciate, ogni qualvolta che
il pensiero va oltre l’onda
e sentirsi dire “Ti amo”.

Una, avvolta da un lembo
di stoffa di seta rossa
stretta da  un fiocco
di nastro rosso, giunge
là, dov’è il piacere,
la passione, l’amore.

L’altra, racchiusa con carta
di un bacio Perugina, arriva
bagnata di gocce di pioggia.
È l’augurio che in un bacio
e in un tenero abbraccio, i due
cuori con amore si uniranno.

Dure pietre, odor di mare,
ma pietre tenere, dolci pietre,
custodite in un angolo nascosto
del proprio cuore, palpitano,
aspettano che venga un nuovo
giorno, il giorno dell’amore

               2011 Giuseppe Cardella


 

 

Li ho contati
sono duemilioni-
settecentoventiquattromila-
trecentoventidue stelle.
Una, io e lei, l’abitiamo.
Giorno e notte si gioisce, si ama,
si festeggia la pace, la vita, l’amore.

La luna è a due passi da noi, spesso, la notte,
andiamo a sederci sulla panchina degli innamorati.
Lì, ci coccoliamo, ci abbracciamo, ci baciamo,
ci amiamo sotto lo splendore della sua calda luce.
 

Dall’emozione, lei, diventa tutta rossa
è l’espressione genuina di consenso.
Con l’alone del suo rossore ci copre,
ci nasconde, ci protegge per farci amar di più.

Dalla stella volgiamo lo sguardo sulla terra
è molto bella, c’è tanto verde, tanto mare,
ma …  c’è tanta invidia, tanta disonestà,
tanta ipocrisia, tanti vizi, peccato;
senza, sarebbe un mondo meraviglioso.

 

Quassù in ogni stella esiste solo la pace,
l’amore per se e per gli altri, tutto,
offerto gratuitamente da Dio.

No è da tutti avere una stella da abitare,
bisogna meritarsela, avere fede in Dio,
amare il prossimo,
avere un cuore per amare
e donarlo a chi non sa amare.

Ecco la gioia, la felicità, la vita, l’amore.

              2014 Giuseppe Cardella


 

 

Dono di nostro Signore
per l’uomo in terra.
Dal grano al pane,
dalla vite al vino.

L’ha spezzato;
dato in cibo a noi
nutrimento del suo corpo
per la nostra vita.  

L’ha bevuto;
dato a bere a noi,
bevanda del suo sangue
per il piacere di vivere.

“E sarò pane e sarò vino”.

 
Grazie per essere con noi,
per la vita ora, per l’eternità poi.
Tu ci hai donato la vita,
noi ti offriamo l’anima.

       2013 Giuseppe Cardella

 

 

Nun vulissi sèntiri cchiù!
Già mezzu surdu cci sugnu,
ma lu vulissi èssiri ti tunnizzu
accussì nun sintissi li fissarìi chi dicìti,
nun sintissi cchiù a tia, a tia, a tia,
nun sintissi cchiù a nuddu. 


Nun vulissi sèntiri cchiù
na mamma sparlari lu propriu figliu,
na figlia rimpruvirari lu propriu patri,
nun vulissi sèntiri cchiù sciarri pi la casa,
pi la terra, pi li sordi, pi la pruprietà.
Nun vulissi sèntiri cchiù li grida di dulura
di la Madonna ca chiancì pi lu propriu Figliu
ammazzatu, misu 'ncruci pi natri piccatura. 

Mi nni stassi tranquillu pi li fatti me
e nun sintissi cchiù lamintèli, sparlittìu,
sciarri, 'ngustii, 'ngiurii e rumura.
Nun sintissi cchiù lu bottu di un fucili
ca spara a un poviru criaturi
ca s'addifenni lu so pezzu di pani,
ca s'addifenni la so vita, la so libirtà.  

Nun sintissi cchiù apparecchi
'nta lu celu ca jèttanu bummi
comu si fussiru cunfetti.
Nun sintissi cchiù mitragliatrici.
Nun sintissi cchiù l'ùrtimu rispìru
di un poviru nnuccenti chi mori
p'addifènniri li diritti di la so terra.

Nun vulissi sèntiri cchiù lu chiantu
di un niunatu abbannunatu 'nta la munnizza,
lu chiantu di 'na fìmmina ca un po avìri figli,
li grida di na mamma dispirata
ca vidi lu propriu figliu
arrutularisi sutta un camiu. 

Nun vulissi cchiù sèntiri nenti.
Vulissi sulu, ca tuttu chissu nun succidissi.  

                         2015 Giuseppe Cardella


 

 

Questa è la canzone che canto per te
parla di te e del mio amore.
Canto a voce alta la mia passione
apro il cuor mio
e grido a te.
Ti amo, io ti amo, io ti amo. 

Mille violini vibrano per te
in questa melodiosa sinfonia,
la luna in questa notte buia,
timidamente ci guarda.
e io grido a te.
Ti amo, io ti amo, io ti amo. 

Come un faro la luna splende
fra grigie ovattate nuvole
in questa intensa
intima notte d'amore.
e io grido a te.
Ti amo, io ti amo, io ti amo.

Forte stringo te al cuor mio,
rubo il tuo sorriso,
rubo il tuo profumo,
rubo la tua anima,
e io grido a te.
Ti amo, io ti amo, io ti amo. 

2018 Giuseppe Cardella

 

 

 

Quann’era nicu, cu me matri,
certi matini, ìvamu âccattari
la ricotta cu lu seru. Mi piaciva vìdiri ‘ntornu
a lu casdaruni tanti cristiani
c’aspittàvanu c’acchianava la ricotta,
bedda bianca, casda-casda e cotta. 

Iu cu li cazi curti,
un magliuneddu di lana,
ca era prima di me frati,
cu li manuzzi ‘nsacchetta,
li spadduzzi arrunchiati,
mi sintiva tutti cosi gilati. 

Tra iddi fimmini, sparlittiàvanu,
cu diciva ca donna Sarina aviva
la caputa lorda e ammaccata,
cu diciva ca la ‘ngnura Tresa
s’arricampà senza facci lavata,
e ccu avia la vistina sciardata. 

Certi voti parlàvanu a bassa
vuci pi nun mi fari sèntiri.
Parlàvanu di la muglieri
di lu dutturi ca cci faciva
li corna a ddu fissa di lu maritu
cu lu figliu di lu nutaru Territu.

Senza vuliri, mi ‘ntrumisi dicennu:
«Mi pariva onesta la signura!».
Mancu finivu di dillu, m’arrivà
‘na masciddata di me matri
narrè lu cozzu ca mi fici stunari.
Mi dissi: «zzittuti, nun t’ammiscari». 

Ognuna avìa la so caputa, cu purtava
la tazza cu lu pani ggià sminuzzatu,
cu purtava pignati e pignateddi,
cu la vuliva sparti, di una la ricotta
e di l’atra cci vuliva lu seru,
chissu chi vi cuntu è tuttu veru. 

Comu acchianava, tutti vulìvanu èssiri
allistuti pi prima, cu diciva: «ass’allesti
a mia ca àiu a me maritu malatu»,
cu si ‘nn’avia agghiri a travagliari,
tutti si stringìvanu a lu casdaruni,
scantànnusi di ristari addiuni. 

 

Donna Maria, vistuta tutta di nìuru,
fìmmina tutta d’un pezzu, quantu
aviva li spaddi, aviva scianchi e pettu.
Cu la scumera ‘mmanu, pigliava
la ricotta,  mmezzu tutta dda fudda,  
fina-fina, a sfoglia di cipudda. 

Iunti dintra, me matri priparava
li tazzi, cci sminuzzava lu pani
di lu iornu prima, ‘ncapu cci mittiva
ancora casda, la ricotta cu lu seru,
tutta la famiglia faciva colazioni,
pi natri era festa, pariva l’Ascenzioni. 

Tannu, la ricotta cu lu seru,
si manciava pi pitittu,
nni inchìvamu la panza
e nni faciva prufittu,
ora ‘nveci s’accatta sulu pi piaciri,
si mància a scopu, pi megliu iri.

 2011 Giuseppe Cardella


 

 

Cuminciavu cu lu picca e sugnu juntu 
ca ‘un sacciu unni mettili.
Ormai ‘nn’haiu accucchiatu assà,
su ‘na carrittata di poesii.
Mi piaci leggili e rileggili, nun sulu
chiddi me, ma puru chiddi di l’atri. 

Mi piaci puru rigalalli
a cunuscenti, amici e parenti,
vogliu fari capiri can ‘un basta
sulu manciari e dòrmiri,
cci voli puru ‘na liggiuta,
accussì la jurnata nun passa muta. 

Quann’era nicu
li scrivìa pi li fimmineddi,
pi la natura, pi lu mari,
pi la luna, pi ‘na rosa,
li scrivia pi ogni cosa ca mi dava
un trimulì, ‘n’emozzioni, un batticori. 

Ora ‘nveci,
mi piaci scìviri
pi dari emozzioni all’atri.
Cu leggi, s’avà sèntiri
dintra la poesia
chissà è lu veru me piaciri.

Scriviri e lèggiri poesii ‘nsicilianu
è ‘mpurtanti pi ‘sti picciutteddi d’ora,
pi nun cci fari scurdari la nostra lingua
e fàricci ricurdari chiddu chi facivanu
li nostri nonni e catanonni e sèntisi
urgugliusi d’èssiri siciliani. 

Di ‘sta carrittata di poesii,
li vogliu dari a nichi e granni,
a li nichi pi nun si scurdari lu sicilianu,
a li granni pi leggiriccilli manu-manu.

                           2013 Giuseppe Cardella


 

 

Nascono verdi
per la speranza,
diventano dorate
per la ricchezza. 

A guardarle è una gioia,
si sfiorano, si baciano,
rivolte al cielo si cibano
del calore del sole.

Tutte strette-strette
si cullano e come
onde dorate allietano
i nostri cuori. 

Con un alito di vento
le vedi corteggiarsi,
stringersi, carezzarsi,
unirsi in teneri abbracci. 

È ciò che Dio ha creato,
ora chicco,
ora spiga,
ora frumento dorato. 

Uniamo le spighe
una per una,
formiamo una corona,
un’aureola di luce dorata.

Sarà d’auspicio
per un avvenire felice,
ricco di pace
e di amore.
 

2011 Giuseppe Cardella